[Ansia #1] Savages Adore life

Questa categoria è sostanzialmente consacrata alle seconde prove, ossia, fatta eccezione per Ep vari e altre cose, il secondo album classico, quello che vi fa capire, ad ognuna secondo i gusti, se quella band che vi ha fatto perdere la testa al primo album è davvero come credevate oppure, come spesso accade, si trattava invece di una favorevole congiunzione astrale, purtropppo irripetibile.

Con questo spirito ho atteso e ascoltato la seconda prova vera di Savages, uno dei concerti migliori del 2014 e primo disco consumato a tutto volume, per la gioia di chi vive con me.

Vi faccio allora l’elenco (breve) delle mie paure mentre, dopo aver saputo che era trapelato sulla rete (has it leaked è una delle cose più belle del web), aver impiegato 3 minuti totali per trovare/scaricare, eccomi pronta all’ascolto:

  1. si sono ammorbidite e sono pronte non dico per il brit pop, ma addio new wave e rock
  2. si sono rammollite e vogliono fare soldi
  3. sono solo canzoni non entrate nel primo, e quindi saranno uguali, solo più brutte
  4. sono impazzite e hanno incominciato ad usare i synth e la batteria elettronica
  5. non mi piacerà nemmeno una canzone

Ecco. Ora mi sento meglio.

L’ho ascoltato assai bene, questo album e più o meno è andata così.

primo ascolto:

  • cazzo che pezzone di apertura, in effetti in po’ più tosto, vediamo come evolve, però forse altro che virate sull’elettronica, qui ci stanno andando giù pesante.
  • ok, un buon secondo pezzo, il ritmo torna sugli abituali di “Silence yourself”, forse un po’ troppo su quello stile, oddio ecco che ci siamo, forse avevano solo “The answer” nuovo.
  • “sad person”, ecco questa sì che mi piace da subito, anche il testo ti prende subito “the more you have the more you crave”, “I’m not gonna hurt you, ‘cause I’m flirting with you”, crescendo come piace a me, e come loro sanno fare, soprattutto dal vivo.
  • mi pare ottima la scelta di mettere qui questo “Adore”, largamente anticipato prima dell’uscita effettiva dell’album. il pezzo è bello, accattivante, forse un tantinello drammatico “maybe, I would die tomorrow, so I need to say, I adore life”.
  • “Slowing down the world” fa ripartire dal siparietto morbido e lussurioso del pezzo precedente, catchy riff di chitarra e il bassone essenziale è trascinante, in primo piano come sempre.
  • “I need something you”, mette in evidenza le cose più interessanti di questa band, ritmi incalzanti trascinati da tutti gli elementi della band, la voce che richiama, racconta, ferma la musica, la riporta all’ordine, la spinge ad osare,  la chitarra che trova il suo spazio tutto speciale per esprimersi senza dover seguire alcuna melodia, c’è il basso che resta lì, forse non fa mai più del necessario, ma perfetto perché il tutto possa funzionare, e infine la batteria, per la quale confesso ho un debole, che si fa trovare sempre pronta, sempre attenta e non si perde in virtuosismi che in questo contesto sarebbero di troppo, secondo me. E’ tutto un tutto un trascinarsi e rallentare, in perfetto stile Savages. E questo sono certa sarà uno dei migliori pezzi dal vivo.
  •  “When in love”, forse il pezzo che mi piace di meno, più cupo degli altri, più anni ’80, però troppi rullanti per i mie gusti, per fortuna l’hanno fatta breve.
  • “Surrender” con questo bassone in distorsione (credo) davanti a tutti gli altri strumenti quasi a costringerti alla “resa”, che tu lo voglia o no, ed che si mantiene nel solco delle Savages in pieno, solo con un tocco ancora più noise alle mie orecchie.
  • Idem per la penultima “T.I.W.Y.G.” che sono certa sarà un’altra hit live, che ci riporta dritte verso l’apertura del disco, intensa, incalzante, veloce, dura.
  • Chiusura con questa “Mechanics”, una specie di parentesi che lascia spazio alla parte teatrare di Jehnny, che sono certa verrà fuori nel prosieguo della vita di questa band, molto più di quanto non abbia fatto finora. Le parole non sono niente male, perché sintetizzano secondo me lo spirito che sottende il loro intero secondo  lavoro: se Silence yourself era un urlato rimprovero al mondo e allo stesso tempo un rifiuto a zittirsi e fare le brave, Adore è più una esplicita dichiarazione di amore e passione, è un invito ad esplorare e vivere liberamente la propria identità sessuale e personale, ovunque ci porti [come del resto potete leggere direttamente nel loro manifesto].

secondo ascolto:

  • wow, perché il volume non va più su?

terzo ascolto:

  • forse sono le cuffie?

E così via, è un ottimo album, mi sembra più personale di Silence yourself, non condivido molte critiche lette che in pratica lo mettono un po’ in secondo piano, troppo simile alle influenze storiche [siouxie tra tutte] delle Savages.

Questa è una band speciale, hanno tutti i numeri per perdersi, nel senso più capitalistico possibile, e non lo stanno facendo.

Al contrario stanno esplorando le loro possibilità, mettendosi in gioco, senza pretendere di cambiare la storia della musica, forse, ma raccontando storie in modo che alcune di noi possano capire/si, finalmente.

E, soprattutto, non credo come leggo ovunque, che le loro cose migliori devono ancora scriverle. Penso che il meglio che possono essere adesso è quello che sono adesso.

Basta solo godersele.


band: Savages


album: Adore Life


etichetta: Matador


uscita: 22/01/2016


canzone preferita: Sad person


canzone spreferita: Mechanics


video:

 

 

 

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